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Il Festival Teej come metáfora dell’identità transnazionale Nepalese

Tratto da un' esperienza vissuta della Dr.ssa Arianna Borelli

Il processo migratorio rappresenta, per definizione, un’opportuità di creazione, riformulazione, cambiamento e (ri)costruzione. I sentimenti di identità e appartenenza non sfuggono a questa dinâmica e sono plasmati congruentemente al contesto nel quale emergono.

I primi lavori sullo studio delle Migrazioni descrivevano una relazione lineare, unilaterale e monofattoriale del fenómeno migratório. A partire dagli anni ’70 le teorie dei sistemi spinsero gli studi migratori oltre i suoi limiti concettuali: lo spazio migratório acquisisce tridimensionalità, i percorsi migratori guadagnano reciprocità e variabilità, e il soggetto migrante sfida le fronteire degli stati-nazione trasnformandosi in un essere in movimento, trans e muti nazionale. Schiller e Basch pensano al transnazionalismo come a un fenómeno di costruzione di spazi sociali che legano il paese di origine com quello di destino, descrivendo i soggetti in migrazione come “transmigranti”. Il transmigrante é un essere capace di mantenere varie relazioni (familiari, economiche, sociali, religiose, politiche) senza essere ostacolato dalle fronteire nazionali, e la cui identità é lavorata secondo le infuenze delle interazioni con i vari sistemi com cui é in contatto. Ciascuna delle componenti che definisce una persone e/o una comunità migrante gioca un ruolo prezioso nella determinazione del suo complesso processo identitário. Il Luogo è un elemento centrale nella definizione del prinicipio di identità individuale e sociale (Pereira, 2019, citando Augè, 2002).

La complessità delle dinamiche e dei percorsi è il risultato di una interconnessione di fattori macro, meso e microscopici. Il vantaggio di adottare una prospetiva microscópica, che riesca ad analizzare le unità e individualità sociali, i nuclei familiari e i fattori che influenziano la sua organizzazione e desenvolvimento – il “little transnationalism” per usarei l termine coniato da Grillo-, è primariamente importante per riuscire a comprendenre la complessa struttura, quella piu reale e globale, dei concetti di identità e appartenenza. L’agenda dell’antropologia delle migrazioni degli ultimi venti anni há esplorato la relazione tra i multipli elementi che contribuiscono alla definizione delle famiglie transnazionali, riconoscendo nella sfera religiosa uno dei punti cardine della definizione identitária. Negli ultimi anni sono state realizzate varie indagini qualitative che hanno cercato di rispondere alle seguenti domande: Qual’è il ruolo della religione e dei rituali ad essa associati nella definizione di identità e appartenenza nei soggetti migranti? E quale l’effetto delle migrazioni sulla religione e i suoi rituali? Quali le ripercussioni a livello sociale e nella struttura famigliare? Como si creano e quali le caratteristiche degli spazi transnazionali di appartenenza? L’osservazione dettagliata delle manifestazioni e eventi religiosi può suggerire riflessioni circa la trasformazione sociale e culturale di alcune realtà transnazionali, toccando anche questioni politiche ed economiche. Utilizzando lo studio etnográfico dei rituali domestici e pubblici nei paesi di origine (per esempio, Salih com i matrimoni Marocchini), nelle comunità di destino (come Webner con le comunità musulmane in Inghilterra), o in entrambi (per esempio, Mapril com lo studio del Korbani in a Dhaka e a Lisbona), la letteratura scientifica há evidenziato l’importanza del fattore spirituale e religioso nella creazione e perpetuazione del senso di comunità, nella definizione di spazi trasnazionali di appartenenza, nell’assicurare la continuazione dei legami familiari e com la cultuara di origine. Gardner e Grillo vedevano il rituale come un elemento molto particolare e prono allo studio, per la flessibilità delle sue manifestazioni. Il rituale è elemento adattabile, e si transforma paralleleamente alla trasformazione del contesto nel quale é realizzato. Contemporaneamente elemento di cambiamento e continuità, il rituale è bastione centrale della negoziazione di elementi tradizionali e moderni, e indiretamente, della costruzione dell’identità individuale e sociale. Molto raramente il rapporto tra genere e rituale transnazionale é stato studiato come obbiettivo principale dei lavori dell’antropologia sociale delle migrazioni. Lo studio degli spazi rituali, fisicamente localizzati in una nazione-stato, ma concettualmente molto piu ampi e senza limitazioni fronterizie geografiche, potrebbe aiutare a comprendere gli effetti nelle relazioni di genere.

Forte dell’esperienze di campo sopracitate, ho cercato di analizzare il processo trasnazionale della comunità Nepalese in Portogallo, una delle comunità che più sono cresciute negli ultimi dieci anni nello stato Lusofono, attraverso uno dei suoi eventi religiosi: il Teej Festival. Il festival Teej é un evento religioso della tradizione Nepalese che é celebrato in Portogallo dal 2014.

La migrazione internazionale Nepalese è iniziata come un’emigrazione militare all’inizio del 1800, quando migliaia di soldati Gurkhas si sono uniti all’esercito Brittanico per combattere le sue battaglie coloniali in Asia. 2.3 milioni di Nepalesi (popolazione totale di 28.2milioni) (Migration Data Portal, 2019) , nel 2019, fuori dai confini nazionali, spinti dai numerosi problemi socioeconomicipolitici degli ultimi quindici anni. I movimenti migratori Nepalesi hanno tutte le carte in regola per essere definiti fenomeni diasporici: sono infatti caratterizzati da un’onda continua di persone diretta fuori dai confini nazionali, le comunità emigrate hanno mantenuto relazioni com il paese di origine attraverso la formazione di una memoria collettiva e la creazione di organizzazioni di capitale sociale e sono riusciti a sabilire contatti e relazioni con la comunità del paese che li accoglie. La coscienza dell’identità di grupo in quanto grupo diasporico si rivela quotidianamente nella vita dei migranti Nepalesi a partire da figure politiche, academiche e intellettuali e viene rappresentata strutturalmente da organi officiali (consolati o ambasciate) come da organizzazioni comunitarie informali.

In Portogallo l’immigrazione Nepalese é cresciuta a un ritmo rápido dal 2009-2010, arrivando a raggiungere 11500 Nepalesi residenti in Portogallo nel 2018 (le stime delle ONG comunitarie ne contano circa 20000). Il 65% di questa popolazione vive nell’area metropolitana di Lisbona. I residenti uomini sono nettamente più numerosi delle donne, uniformemente in tutte le regioni Portoghesi.

Eccetto rari esempi, poco spazio è stato fin’ora dedicato allo studio sociale di questa comunità, e nessuno studio si è dedicato all’esplorazione dei rituali religiosi e della sua influenza sulla dinâmica identitária. A livello Europeo gli studi piu importanti sono stati realizzati in Inghilterra, come ci si poteva aspettare data la grande comunità che ospita, e interessano principalmente la popolazione ex-Gurkha. Per esempio, Payar (2016) ha sollevato il problema della perdita dello spazio religioso e consequente trasformazione delle pratiche rituali e vivenze individuali di relazione con il paese di origine e destino.  Gellner (2014) há studiato le differenze nella vita associativa dei Nepalesi nel Regno Unito ed in Belgio, scoprendo diversi sistemi di aggregazione e formazione dell’identità transnazionale.

Questo lavoro vuole riflettere sul triangolo concettuale identità-religione-società, il tutto inglobato nel processo di cambiamento che rappresenta la migrazione, e analizzato attraverso la celebrazione dei rituali del festival Teej.

Il festival Teej celebra la dea Parvati, dea madre dell’induismo, e rappresenta una delle feste più famose ed osservate dalle donne indù in India (principalmente Rajastan) e in Nepal, dove é incluso nelle feste nazionali officiali. Il festival delle donne si ispira a una legenda della mitologia Indù che narra dell’amore tra Parvati e Shiva, celebrando il loro primo appuntamento. Il tema centrale del Festival Teej é la devozione delle donne per i loro mariti. Le donne vestono i loro migliori abiti e pregano, meditano, danzano e cantano per la salute e longevità dei propri mariti, padri e figli. Nel caso di donne nubili le preghiere sono realizzate nella speranza di trovare un buon marito, mentre le vedove pregano per la serenità dell’anima del defunto compagno. La celebrazione del Festival, come comune in tutti i rituali, non é uniforme in tutti i posti ove é realizzata, il contesto socio-geografico plasma la manifestazione del rituale così come l’esperienza di esso.

Il Teej, che come spesso accade nelle festività orientali è anche associato all’elemento naturale/ambientale che festeggia la fine della secca estiva, è celebrato tra Agosto e Settembre, nella terza luna piena del mese Bhadra. Il festival dura dai tre ai cinque giorni, ed è ricco di rituali di vario tipo. Uno dei momenti più simbólici è il digiuno (Nirjala Vrat- digiuno completo, nè cibo ne liquidi) rispettato dalle donne durante 24 ore, in solidarietà con la sofferenza e pazienza di Parvati. L’unione e la compagnia fimminile è indispensabile per riuscire a superare le difficoltà del digiuno, si crea in questo modo una rete di solidarietà tra donne che si spronano a vicenda, divertendosi, con musiche, danze, vigilie notturne e racconti di storie, forza l’uno dell’altra. In Nepal le donne usano fare una grande processione verso il tempio della dea Parvati, transportando gtrandi statue finemente decorate della dea, e concludendo la celebrazione con preghiere e bagni purificatori di fronte al tempio. In questo ultimo giorno di festa (Rishi Panchami) la processione, le musiche e le danze portano la celebrazione nelle strade, unendo la comunità nella sua trasnversalità. In questo senso, il Teej è si una celebrazione primariamente femminile, ma che finisce per coinvolgere (e sconvolgere) l’intera familia e società. Durante il Teej le donne sono eccezionalmente esonerate dalle faccende domestiche e ricevono regali dai mariti e dai suoceri. Il Teej è anche un’occasione di incontro e scambio tra una promessa sposa e la famiglia del futuro marito. In questo contesto, l’evento rappresenta un’importante occasione di rinforzo delle gerarchie intrafamigliari.

Molta attenzione è dedicata all'abbigliamento femminile e agli ornamenti, che, insieme alle suggestive danze, vogliono rappresentare la controparte erotica e sensuale della figura femminile, in onore dell'atto di seduzione di Parvati di Shiva. Questa manifestazione pubblica della sessualità femminile è una licenza eccezionale e unica di Teej, possibile perché giustificata dai rituali ascetici che l'accompagnano e autorizzata dal potere patriarcale. L'insieme delle pratiche del Teej, e soprattutto il lavoro di preparazione dei rituali, creano un substrato fertile per la coesione di gruppo. Le comunità di donne creano le loro canzoni per celebrare la propria forza ed espiare le sfide della vita coniugale. I testi delle canzoni rituali di questo evento sono ricchi di informazioni relative alla vita famigliare, politica sociale e nazionale. Lo scopo dei rituali musicali del Teej è quello di fornire mezzi per esorcizzare le sfide del Vrat. Durante la guerra civile contro la monarchia, le canzoni del Teej assunsero caratteristiche rivoluzionarie, gridando contro le sofferenze delle donne causate dagli oppressori del governo. La musica contemporanea parla spesso di modernità, pari diritti e libertà. In questo senso, il Teej è diventato occasione e spazio per la coltivazione delle soggettività e delle coscienze femminili. Come già approfondito da Holland (2009), le canzoni del festival di Teej rappresentano un rituale in contrasto con il resto della celebrazione: il festival che doveva celebrare e rappresentare l'ideale di femminilità indù, si è rivelato essere uno spazio collettivo di protesta e rivendicazione dei diritti delle donne schiacciati dalla società patriarcale. Il Festival di Teej è una delle poche occasioni in cui le donne possono tornare a casa e contare sul sostegno emotivo delle loro famiglie. Le storie delle figlie "ritornate" sono spesso fonte di ispirazione per le nuove canzoni di Teej.

Per aiutarmi a capire come si è trasformato il festival Teej in territorio Portoghese, ho intervistato la coordinatrice del gruppo femminile dell'NRNA (Non Residentes Nepali Association) a Lisbona, che è anche fondatrice ed ex presidente dell'Associazione femminile nepalese in Portogallo.

Il Teej Festival si svolge a Lisbona in piazza Martim Moniz, centro della zona multietnica della città, dal 2014. Diverse associazioni nepalesi si uniscono per organizzare questa celebrazione, tra cui l'NRNA e l'Associazione femminile nepalese in Portogallo. La Junta de Freguesia (il comune) concede l'uso dello spazio, ma l'intero onere economico è responsabilità dell'organizzatore, quindi la creazione dell'evento è possibile solo attraverso la collaborazione di diverse organizzazioni (sono richiesti almeno 700 euro). Per motivi pratici, la più grande celebrazione, a Martim Moniz, si celebra di domenica (non necessariamente coincide con la data nepalese del Festival), ma nei giorni precedenti diversi gruppi di donne si riuniscono nei giardini e nelle piazzedei bairros per eseguire i rituali con la loro collettività.

La mia informatrice dice che si sente accettata dalla comunità portoghese nei giorni del Teej: "È come portare un po' di Nepal in Portogallo, sono felice perché vivo in un paese che mi permette di mantenere le mie tradizioni e mi offre una piazza centrale per celebrare le mie feste" (cit). La libertà di poter riprodurre le proprie tradizioni a Lisbona rafforza il legame con l'origine e autorizza la creazione di nuovi spazi religiosi e di appartenenza transnazionale. "Per le donne è molto bello perché per cinque giorni possiamo riposare. Durante il Teej possiamo anche indossare abiti molto belli e molti gioielli d'oro, e balliamo e cantiamo le nostre canzoni" (sic). Confermando la visione di Peggy Levitt, il simbolismo dei rituali sembra giocare un ruolo chiave nella costruzione di spazi alternativi di appartenenza. Allo stesso modo, il rapporto tra simboli e identità risente dell'influenza delle sfere sociali e politiche nel plasmare il senso di appartenenza.

Il fatto di aver tenuto le celebrazioni in una piazza centrale come Martim Moniz riempie la mia informatrice di orgoglio "ho invitato tutti i miei vicini a vedere" (cit.). Come descritto da Werbner con i musulmani nel Regno Unito, la costruzione di spazi totemici è associata a un senso di legittimazione di un posto nella società. Questo bisogno di protagonismo nello spazio pubblico sembra un atto di denuncia per un posto nella società, ma anche un tentativo di avvicinarsi alla comunità della nuova residenza. Il processo di integrazione è spesso accompagnato da negoziati interculturali; in questa occasione la comunità femminile nepalese si è sentita accettata e riconosciuta per aver avuto la possibilità di esprimere pubblicamente i propri rituali, e rivisto alcuni dei suoi dettagli strutturali per adattarsi alla comunità di destinazione. Inoltre, la ripetizione annuale dell'evento contribuisce a costruire e mantenere viva la memoria collettiva, celebrando l'appartenenza al gruppo comunitario e promuovendo la partecipazione civica. Il capitale sociale (in questo caso religioso-comunitario-politico) serve come forma di riconfigurazione etnica-identitaria individuale nel destino, e accomapgna nel processo di costruzione dell'identità comunitaria dei "nepalesi europei" (double presence).

Non tutti i rituali del Teej vengono riprodotti nella celebrazione a Lisbona. Ad esempio, a Lisbona non c'è nessuna processione al tempio, né c'è una struttura in Portogallo per eseguire il rituale del bagno di purificazione. Il fatto che ci siano elementi che non viaggiano conferma la trasformazione semantica e strutturale dell'evento religioso, dove viene data maggiore importanza alla creazione e al mantenimento dei legami tra i membri della nuova comunità che al significato spirituale del festival.

Uno degli aspetti che più destarono la mia curiosità quando partecipai alle cerimonie del Teej nel 2019 fu il fiero protagonismo delle donne nelle loro danze, che contrastava con quello che conoscevo sul forte patriarcalismo della società nepalese. Secondo la mia informatrice le danze sono più "libere" (cit.) in ambienti di migrazione al di fuori del Nepal. "Alcuni membri della comunità inizialmente non amavano questo evento cosi come lo realizzavamo in Portigallo. Ma ora sanno che il gruppo delle donne è grande e ha il potere, quindi non possono dire nulla. Girl Power! (ride)" (sic.). La mia informatrice è stata la fondatrice, nel 2013, dell'associazione femminile nepalese in Portogallo, che è stata creata con l'obiettivo di creare uno spazio esclusivo di unione, sostegno (economico, legale, sociale e psicologico) e sicurezza per e dalle donne della comunità in Portogallo. Attraverso azioni politiche e la collaborazione con altre associazioni, i gruppi femminili di Lisbona stano riuscendo a smussare i tratti patriarcali della dinamica familiare e sociale, che si riflette nelle danze di Teej. Le donne si sentono protette perché sanno di potersi rivolgere a un luogo/gruppo di fiducia eabbastanza potente per sostenerle, e gli uomini sanno che la violenza di genere (fisica e psicologica) può avere conseguenze. La costruzione di strutture di autorità e rappresentanza femminile in contrapposizione a quelle dell'universo maschile rivela una profonda trasformazione delle gerarchie di genere nella comunità nepalese, da cui le donne assumono un potere decisionale complementare in varie sfere di azione sociale. Un altro segno di cambiamento è il fatto che negli ultimi anni, sebbene non sia una tendenza comune, gli uomini hanno cominciato a digiunare insieme alle donne, in segno di solidarietà e riconoscenza.

Questo lavoro non intende trarre conclusioni sulla comunità nepalese nel suo complesso. Consapevole dell'eterogeneità culturale e della politropia religiosa, ho chiesto chi celebrasse il Teej a Lisbona. Solo i più ricchi? Solo gli indù? Solo quelli che appartengono alla stessa casta? Contrariamente alle aspettative, la mia informatrice sostiene che il Teej è una celebrazione trasversale nelle comunità nepalesi in Portogallo, celebrata dalle donne Nepalesi indù. Le donne indù provenienti dall'India non celebrano il Teej portoghese con le donne nepalesi (in India celebrano Kajari Teej in diverse date dall’ Harthalika Teej nepalese). È raro che i residenti nepalesi in altre zone del Portogallo vadano a celebrare il Teej a Lisbona, ogni comunità organizza indipendentemente la propria celebrazione (quelle principali a Lisbona, Monte Gordo- Algarve- e São Teotónio -Zambujeira). A Lisbona ogni sottogruppo ha l'opportunità di celebrare più intimamente a modo suo, a casa o nei giardini i rituali del Teej, ma nella grande celebrazione di Martim Moniz non ci sono differenze, è la celebrazione con la grande famiglia delle donne nepalesi in Portogallo. La teatralizzazione e l'estetizzazione dei riti, presenti anche in Nepal ma accentuati a Lisbona, sembra derivare da una necessità di affermare il proprio status di minoranza intersezionale: etnica e di genere.

In Nepal, gruppi femministi e partiti politici partecipano spesso alle celebrazioni del Festival di Teej, utilizzando anche le musiche dei rituali per coltivare la consapevolezza politica e la volontà di azione delle donne (Holland, 2009). A Lisbona i gruppi politici (o indirettamente gruppi politici, come i gruppi femministi) di solito partecipano collettivamente all'organizzazione della grande festa del Teej nella piazza di Martim Moniz. I gruppi politici di partito, la cui tendenza all'internazionalizzazione è stata descritta in diversi documenti (ad esempio, Geller, 2014 e Pereira, 2016), approfittano della celebrazione nazionale per stimolare e conquistare il favore elettorale dei residenti nepalesi al di fuori dei confini (la comunità degli emigranti è fortemente rappresentata nel parlamento nepalese). L'Associazione delle donne nepalesi fa parte di quella vasta gamma di movimenti civili spontanei generati da non politici e che rappresentano le risorse reali contro l'emarginazione, sfruttamento, lavoro forzato e potenziali discriminazioni subite nel paese di destinazione.

L’evento funge anche da legame con la famiglia di origine, è costume chiamare la famiglia ogni giorno e chiedere loro di eseguire la puja per loro conto. Questo rapporto continuo, garantito dal Teej, mantiene viva la dipendenza dalle famiglie di origine e contribuisce alla coltivazione dell'identità internazionale nepalese. L'interrelazione tra le dinamiche transnazionali meso (società) e micro (famiglia) è un fattore determinante dell'identità individuale. La migrazione del rituale attraverso i confini mantiene vivo il legame con il paese di origine, attribuendo un carattere di continuità all'evento socio-religioso. A livello più intimo, la celebrazione rappresenta una cerimonia per onorare la nuova famiglia costruita con la migrazione, ampliando il concetto di famiglia, che ora include elementi vicini ma senza legami di sangue. "Teej è per celebrare le famiglie, e loro sono la mia famiglia qui - riferendosi alle altre donne nepalesi a Lisbona" (cit.).

In breve, l'osservazione dei riti del Festival Teej a Lisbona conferma il legame tra la realizzazione di eventi religiosi tradizionali e i sentimenti di identità proposti nella letteratura. La costruzione di spazi totemici rafforza il processo di integrazione e definizione degli spazi di appartenenza nel nuovo paese di destinazione, e mantiene vivo il rapporto con la cultura di origine. I processi transnazionali sono dicotomi perché rappresentano allo stesso tempo un fattore di continuità e di cambiamento. Gli elementi di innovazione dell'essere individuale e della comunità transnazionale nepalese si riflettono nell'alterazione di alcune pratiche rituali, e viceversa. La reciprocità del rapporto tra spiritualità e migrazione rende l'esperienza migratoria capace di riconfigurare le pratiche rituali e la retorica religiosa, pur essendo modellata dalla pratica dei riti nel nuovo paese di destinazione.

Oltre agli aspetti religiosi, il festival Teej è un mezzo per analizzare le micro e mesostrutture politiche e trasformare le relazioni di genere. I rituali Teej rappresentano un'occasione per guadagnare spazio d'autonomia femminile, coltivare la propria consapevolezza e proattività e contare sul sostegno emotivo del resto della comunità.

In questo senso, il Teej Festival funge da metafora per la comunità nepalese immigrata in Portogallo, una comunità in grado di elaborare la propria identità attraverso la negoziazione tra abitudini tradizionali e costumi e l'adattamento ad una nuova cultura, sostenuta da ampie reti sociali.

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